• Marzia

Un tè con la Psichiatra... Chiacchiere con Dario Levantino


Quando incontri l'Autore di un libro che hai immensamente apprezzato possono accadere due cose:

1. Lo detesti e ti domandi come sia possibile che un essere così spregevole abbia potuto scrivere un romanzo tanto bello. In questi casi di solito immagino l’esistenza un ghost writer e lo dico perchè, ahimè, è capitato.

2. Lo trovi strepitoso e pensi che infondo nella vita tutto abbia senso: persone belle scrivono libri belli; è giusto così.

Delle due opzioni possibili a me è successa la terza: ho conosciuto Dario Levantino, l’ho trovato più che strepitoso e il suo romanzo, già un 10 e lode (o un 5 stelline, per essere più moderna), mi è piaciuto ancora di più. Esatto. Di più. Più del massimo dei voti. Perché ho visto quella storia, quella incredibile storia di “Pietas” che ci aveva raccontato in Cuorebomba, con i suoi occhi, che sono occhi profondi, dolcissimi, colti e autentici.

Ci siamo incontrati in una rara giornata di sole brianzolo, mi ha portata in un delizioso locale, ci siamo accomodati sulle altalene (del resto... dove vuoi portare una psichiatra se non in un locale che al posto delle sedie ha le altalene?) e tra caffè, tè, fette di torta e risate Dario mia ha raccontato chi è, mi ha parlato dei suoi studi, del suo lavoro, del suo libro. Ha fatto il Prof. tenendo una superlativa lezione sulla mitologia greca e bocciandomi spietatamente in calligrafia.

Io. Bocciata in calligrafia. Io che sono il medico con la grafia più bella di tutto l’Ospedale. Io che amo scrivere e conservo ancora i miei ossessivissimi appunti universitari scritti con mille colori e sfumature. Una ferita narcisistica colossale! Ma rido ancora se penso di aver ricopiato, su sua indicazione, le lettere maiuscole in corsivo su un tovagliolo!



Nel suo romanzo "Cuorebomba" Dario racconta la storia di un ragazzino, Rosario, che vive nel quartiere Brancaccio con la madre affetta da anoressia. È lui ad occuparsi con un’amore potentissimo della mamma malata, è lui che, con un senso del dovere altrettanto forte, cerca ostinatamente di farla mangiare e non si arrende. E lotta con il sistema cieco e asettico dei servizi sociali e delle famiglie affidatarie con il piglio dell’eroe, quello che fa della dignità un credo di vita. È la storia di un piccolo adulto con il cuore grande, un cuore bomba. Ed è una storia emozianante, una storia che nutre e arricchisce.


Ovviamente gli ho chiesto come fosse nato questo romanzo. Mi ha parlato di una partita di calcio vista anni fa in un paese al confine con la Germania, dove due squadre di giovanissimi hanno disputato una gara finita con imbarazzante 7 a 0. Mi ha raccontato di essere rimasto colpito dal portiere della squadra perdente che, ad ogni goal subito, incitava i compagni, aumentava l’impegno, spronava la squadra. In sostanza, come un piccolo eroe, non si arrendeva. Voleva vincere, aveva dignità, aveva una voglia matta di rivalsa e la gridava al mondo, senza vergogna, con orgoglio.

Eccolo quindi il primo ingrediente di questo emozionante romanzo: un giovane professore talmente empatico da riuscire a cogliere, in un incontro calcistico disputato da ragazzini sconosciuti in un paese straniero, le emozioni e l’orgoglio di un piccolo eroe.

Il secondo ingrediente invece è un tema prezioso che vanta una lunga storia e un significato unico, è la PIETAS. Pietas non è ciò che per assonanza tradurremmo “pietà”, ma è quell’insieme di sentimenti e doveri che ogni persona prova nei confronti degli altri, dove questi altri sono soprattutto i genitori. Una parola bellissima e potente che racchiude il senso delle nostre relazioni più significative e che Dario spiega con una passione e un’entusiasmo tangibili raccontandomi la Pietas di Enea quando, nell’Eneide Virgiliana, salva il padre Anchise portandolo sulle spalle durante la sua fuga da Troia. Si percepisce in modo chiaro quanto Dario sia legato a questo valore e in Cuorebomba è come se avesse voluto restituire a questo termine antico il suo valore universale.

Parlare con l'Autore di un romanzo che hai amato è un'esperienza unica, è come fare un viaggio con la guida turistica locale che ti indica quello che non avresti mai visto e ti permette di imparare come mai potresti fare da sola.

Io, per esempio, ho imparato che un ragazzino orgoglioso e determinato + la PIETAS + uno scrittore profondo, empatico ed elegante fanno un romanzo bellissimo.

Dario credo abbia imparato a non accettare mai più di incontrare psichiatre lettrici curiose come scimmie!











Grazie Dario!



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