• Marzia

La mia grossa grassa famiglia sicula




Non so neanche esattamente da quanti membri sia composta, ma di certo siamo tanti, tantissimi e riusciamo ad estenderci in tutta la superficie nazionale. Dalla Sicilia al Piemonte, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Occupiamo ruoli sociali tra i più disparati ma, ad occhio e croce, siamo tutti un po’ strani. Qualcuno recita, qualcuno canta, una suona il flauto traverso, un’altra disegna abiti e un’altra dipinge. Poi ci sono io, storica tesserata del club “divano-plaid-minestrina” che leggo e sono un medico. Psichiatra per l’esattezza, perché dovevo pur trovare un modo per sopravvivere. Ci sono bambini nella mia famiglia, un sacco e tutti maschi. Una sorta di squadriglia armata, un pericoloso battaglione ninja che puntualmente teniamo recluso in una stanza. Ognuna di noi a casa ha una stanza destinata alla causa. La chiamiamo “la camera dei giochi” perché “gabbia per bambini” ci sembrava brutto ma la regola base è: non fateli uscire da lì.

Ogni tanto, soprattutto noi fimmini, ci arrabbiamo ma seguiamo rigidamente il decalogo delle regole non dette della convivenza familiare, e non ce lo diciamo. Aspettiamo che ci passi la luna, il premestruo la premenopausa o il parto, a seconda dell’età. I mariti, come nella più classica delle tradizioni, non si accorgono di niente e si bevono allegramente l’ammazzacaffè a due a due finché non diventano dispari. E a quel punto per tornare a casa dobbiamo guidare noi.

Ma c’è una cosa speciale nella mia famiglia, un legame indissolubile, che ci unisce al di là di ogni scaramuccia, diversità e stranezza. È l’amore per il cibo.

La mia famiglia mangia. Sempre. E se non sta mangiando sta pensando a quando lo farà. Progetta, fantastica, organizza pranzi e cene come se non ci fosse un domani. Riusciamo anche a inviarci foto di prodotti culinari autoprodotti che al confronto Cracco è un dilettante. Quando ci sediamo a tavola è tutto un: Mangia! Assaggia! Prendine ancora! Come non lo vuoi il bis il tris?? E intanto pensiamo al menù del pasto successivo.

La mia famiglia non considera il condimento. Lo usa in abbondanza ma poi lo dimentica. Non c’è. Non esiste.

La pasta con le melanzane fritte diventa verdura “che fai non te lo mangi il terzo piatto? Verdura è! Che ti fa?”. I dolci di mandorle diventano frutta secca “mancccciati il 15esimo dolcino, le mandorle fanno bene!!!”. Le Panelle diventano ceci ergo proteine e si sa, “le proteine non fanno ingrassare”. Le Arancine be, e’ solo un po’ di riso, “non farai la spitignusa!”.

Quest’anno migrazioni incrociate hanno riunito parte della famiglia e, va da sé, che l’unico grande obiettivo delle feste, oltre a scongiurare il diabete, sarà: restare magri.

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